morti

  • Sierra Leone: piove sul bagnato

    SierraLeone2Piove sul bagnato in Sierra Leone.

    Le recenti violente piogge hanno causato diverse inondazioni e frane che hanno travolto la capitale, Freetown, lo scorso 14 agosto. Le vittime accertate sono 499 tra cui 156 bambini, ma il bilancio è destinato ad aggravarsi ulteriormente. Si parla infatti di almeno 600 dispersi, mentre le ricerche di eventuali sopravvissuti per il momento hanno trovato solo cadaveri spesso irriconoscibili. Il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale a partire da mercoledì 16 agosto.

    Migliaia di sopravvissuti all’ondata di fango che ha travolto interi quartieri della città hanno perso la loro casa. Il governo ha allestito un centro d’accoglienza per tremila residenti del sobborgo di Regent, dove l’onda arrivata dopo giorni di pioggia torrenziale ha fatto crollare un’intera collina.

    Mentre continuano le sepolture di massa resta alto il pericolo di epidemie e al tempo stesso si temono nuove inondazioni e ondate di fango, dato che nell’Africa equatoriale questa è la stagione delle piogge.

    04aacb21-2004-4b36-b74f-d3ac1fa15fe1

    Papa Francesco ha inviato un telegramma di cordoglio all'arcivescovo di Freetown, Charles Edward Tamba. Il Pontefice si dice "profondamente rattristato per le devastanti conseguenze" delle alluvioni che hanno trasformato le strade in fiumi di fango e che hanno sommerso decine di case. Nel telegramma Francesco "prega per tutti coloro che sono morti e invoca sulle loro famiglie benedizioni e la forza della consolazione". "Solidarietà di preghiera" anche a tutti gli operatori di soccorso coinvolti che stanno "fornendo sollievo e sostegno alle vittime di questo disastro".

    Dopo l'alluvione del settembre 2015, che ha portato 500 profughi in "temporanee" baracche di lamiera nel territorio della comunità di Kwama, un altro tragico evento torna quindi ad abbattersi sullo sfortunato paese africano, ancora impegnato a risollevarsi dopo i tremendi colpi della guerra civile e della recente epidemia di ebola.
     
    La Sierra Leone, il paese africano che registra il più alto livello di precipitazioni durante l’anno, non è infatti nuova a questi fenomeni: anche negli anni passati Freetown è stata colpita da inondazioni che hanno provocato morti ed epidemie. A fare la differenza sono state però le dimensioni della catastrofe, strettamente legate alla caotica espansione urbana. 
    Freetown si affaccia sull'Atlantico alle pendici di una zona collinare ed è sovrappopolata da un milione e duecentomila persone, un quinto di tutti gli abitanti del paese, molti attirati dalla speranza di un lavoro. Abitazioni di fortuna sono quindi sorte nelle periferie e sulle colline nel frattempo disboscate, aprendo così la strada al degrado del territorio che è all’origine delle inondazioni: nel 2015, il 60 per cento delle abitazioni di Freetown erano state classificate come slums. La deforestazione è però anche opera di alcuni degli abitanti più benestanti di Freetown, che hanno costruito le proprie case sulle pendici delle colline attorno alla città, a poca distanza da dove è passata l’ondata di fango di lunedì, per godere della vista sull’Oceano. Il tutto in assenza di controlli e piani che regolino il proliferare selvaggio delle costruzioni, e in un clima di corruzione dilagante.
  • Tutti a scuola! (anche le bambine)

    gen2011 2294-rev1 rid
     
     
    Cari Amici,

    vita dura per le bambine in Sierra Leone. Nascere femmina in questo paese dell’Africa occidentale significa avere davanti una vita di ostacoli.

    Qui la maggior parte delle donne - il 90 per cento, secondo l’UNICEF - ha subito mutilazioni genitali, pratiche che aumentano il rischio di complicazioni al momento del parto. 
    Circa la metà di tutte le ragazze si sposa prima dei 18 anni, spesso spose bambine alle quali è rubata l'infanzia, e molte di loro rimangono incinte appena adolescenti. Tante sono vittime di violenza sessuale. Il tasso di mortalità per parto delle ragazze tra i 15 e i 18 anni è il più alto al mondo.

    Non stupisce che molte cerchino di sfuggire a questa vita difficile affrontando viaggi, spesso finiti in tragedia, come quella recente delle 26 ragazze morte sul fondo di un barcone nel Mediterraneo. Viaggi che in ogni caso sono un lungo calvario, molti mesi per arrivare alle coste libiche, per essere scaraventate in Libia in un altro girone infernale, del quale ormai conosciamo i dettagli, prima di affrontare il mare su un barcone per andare incontro, se va bene, ad altre incertezze, altre umiliazioni...

    Di fronte a tutto ciò noi, nel nostro piccolo, come associazione che lavora in quel paese, cosa possiamo fare?

    Abbiamo pensato che una chance per la vita di queste ragazze sia l'istruzione, la possibilità di andare a scuola. Parallelamente alle iniziative che già portiamo avanti sul piano dello sviluppo agricolo e di una maggiore autosufficienza delle famiglie delle nostre comunità, vediamo la scuola come opportunità di riscatto, la scuola come strumento di emancipazione, la scuola per prendere consapevolezza della propria dignità di persone...

    Su questo elemento - aggiunto agli altri già in essere -vogliamo concentrare il nostro impegno negli anni a venire.

    Con 80 euro all'anno mandiamo a scuola una bambina, pagandole tutte le spese, compresa la mensa, per qualcuna di loro l'unica opportunità di un pasto vero. La nostra idea è quella di costituire un fondo per permettere alle bambine di andare a scuola, affidandone la gestione ai missionari nostri referenti locali.

    Il nostro sogno è anche quello di costruire scuole, in particolare in due villaggi, Mamanso Sanka e Makonday, di cui potrebbero beneficiare anche i piccoli villaggi vicini.

    Certo, sogni impegnativi, che non possiamo realizzare da soli, ma che se ci mettiamo insieme possiamo rendere concreti.

    A voi amici, che avete sempre sostenuto con generosità i nostri progetti, affidiamo anche questo.

    Centro Internazionale Helder Camara

    Aiutateci