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6° Vertice Europa-Africa: investimenti, vaccini e…
Nei giorni 17 e 18 febbraio scorsi si è tenuto a Bruxelles un vertice dei capi di Stato e di Governo della Unione Europea e dell’Unione Africana. A spingere verso questo incontro era l’ambizione di rifondare le relazioni fra UE e UA gettando le basi per una cooperazione rafforzata attraverso la definizione di una visione comune delle sfide che i due continenti devono affrontare. Occorre insomma – era l’assunto – realizzare una alleanza a lungo termine per consentire la creazione di uno spazio comune fondato sul trittico prosperità/sicurezza/mobilità.
Il continente africano, con una popolazione di 1,3 miliardi di persone, rappresenta il 14% della popolazione mondiale. Secondo stime della Fondo Monetario Internazionale, l’Africa subsahariana avrebbe bisogno di finanziamenti aggiuntivi, rispetto a quanto si fa oggi, di circa 425 miliardi di dollari entro il 2025.
Ora per la prima volta i Paesi del G7 hanno preso l’impegno di un grosso investimento (si parla di 80 miliardi) anche nel settore privato per favorire la nascita e lo sviluppo di una nuova generazione di imprenditori locali che credano e si impegnino in intraprese economiche. L’iniziativa è decollata grazie alle Development Finance Institutions che fanno capo al G7 (per l’Italia c’è la Cassa Depositi e Prestiti), insieme alla IFC (International Finance Corporation), la ADB (African Development Bank), la BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), la BEI (Banca Europea per gli Investimenti).
Ovviamente questi interventi presuppongono di tenere insieme i giganteschi problemi globali portati dalla crisi climatica e dalla pandemia di Covid19, ma non si possono ignorare nemmeno gli aspetti urgenti richiesti dalla inevitabile transizione ecologica e tecnologica, così come la necessità di assicurare una “normalità” alimentare e sanitaria a livello mondiale.
Per quanto riguarda la sanità, l’Europa si è posta all’avanguardia in occasione del G20 quando è stato proposto il meccanismo ACT-A. COVAX ha già permesso di fornire quasi 450 milioni di dosi. In totale, gli europei hanno donato 145 milioni dei loro vaccini, e l’obiettivo è quello di triplicare la cifra entro la metà del 2022. Oltre alle donazioni di dosi, l’Unione europea si è impegnata a lavorare con gli attori africani per accelerare la diffusione dei vaccini, e ha contribuito al trasferimento di tecnologia e allo sviluppo della produzione di vaccini nel continente (iniziativa MAV+). Proseguirà questo sforzo per la resilienza sanitaria africana e il rafforzamento dei sistemi sanitari africani.
“Apprezziamo le donazioni, ma non è un modo sostenibile per costruire la resilienza. Aiutateci a riuscire da soli, dimostriamo al mondo che l’Africa ha la capacità, gli scienziati e l’industria per fornire vaccini e farmaci necessari”, ha detto il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa. Un deciso passo avanti è avvenuto durante il vertice quando – su richiesta dei Paesi africani – si è affrontata la questione del cosiddetto TRIPs Agreement (Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale) per quanto riguarda i vaccini anti-Covid. I leader africani hanno chiesto infatti la sospensione dei brevetti per “liberalizzare” la produzione.
Il presidente francese Macron da parte sua ha spiegato che nel breve termine ciò che frena o addirittura impedisce la produzione di vaccini non è la proprietà intellettuale (essa infatti se tutelata quanto basta, senza eccessi, è importante per creare, inventare, innovare) ma il trasferimento di tecnologia. E allora si è deciso il trasferimento di tecnologia mRna a sei Paesi africani (Sudafrica, Nigeria, Senegal, Kenya, Egitto e Tunisia), con un investimento di 40 milioni di euro (20 a carico della Francia).
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