Per Gaza

L’esposizione ai balconi delle nostre case nei giorni scorsi di migliaia di “sudari per Gaza” segna probabilmente un cambiamento qualitativo nella percezione ampia della insopportabilità della situazione umana a Gaza, superando e spezzando le logiche di schieramento che le screditate leadership delle due parti continuano a coltivare per sopravvivere, senza assumersi la responsabilità di ciò che provocano in termini di sofferenza e morte. Moshe Feiglin, ministro del governo di Israele, ha avuto la spudoratezza di pronunciare parole inaccettabili: “Ogni bambino di Gaza è un nemico…”. Vergogna!

Gli orrori commessi da Hamas il 7 ottobre 2023, infatti, non possono più giustificare (se mai avessimo creduto alla possibilità che ciò accadesse) la sistematica persecuzione della popolazione del territorio palestinese, gli attacchi quotidiani indiscriminati contro i civili, il blocco perdurante dell’afflusso di cibo, acqua e medicinali, l’uccisione metodica di operatori sanitari e umanitari, di giornalisti locali (quelli stranieri non possono entrare), di uomini, donne, bambini (siamo attorno alle 80mila vittime), i feriti, i mutilati, gli orfani, una intera realtà urbana distrutta, volutamente ridotta in polvere per rendere impossibile la ripresa della vita come era prima… Una disumanità praticata da Netanyahu e dal suo governo, resa ancora più crudele e tragica dalla volontà di impedire l’entrata di cibo nella Striscia e quindi di far morire di fame un’intera popolazione, o quel che ne resta. E ora si “inventa” una Ong governativa per monopolizzare la distribuzione di cibo, tagliando fuori le organizzazioni dell’Onu e del volontariato…

E noi, che possiamo fare? Per cominciare, disarmiamo le nostre parole, la pace comincia anche da lì. Indignarsi è giusto e inevitabile, riconoscere la verità dei fatti anche. Non cadiamo nella trappola della vendetta e della imprecazione sterile. Manteniamo il pensiero a quando si dovranno ricostruire case e vite. Ascoltiamo gli uomini e le donne di pace, rileggiamo le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, frate minore, patriarca latino di Gerusalemme, che qualche settimana fa ricordava: “il cuore della Pasqua è la croce: su di essa si fonda la speranza della Chiesa e del mondo. Una speranza che non delude, nonostante la storia umana sembri soggiogata da guerre, violenze, egoismi, incomprensioni; le parole violente del rancore e dell’odio, i discorsi prepotenti del conflitto e delle recriminazioni, non possono impedire a Dio di pronunciare in Cristo la parola della riconciliazione”.

 

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