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Luoghi comuni
Quando applichiamo categorie tipiche della nostra realtà (l’Occidente opulento, pur con sacche di povertà e disuguaglianze) ai Paesi in via di sviluppo commettiamo un errore di valutazione e prospettiva, anzi una vera e propria ingiustizia. Vogliamo qui segnalarne un paio come esempio per imparare a spalancare i nostri occhi e il nostro cuore per modificare i criteri di giudizio rispettoso.
Il primo – molto legato alla realtà della Sierra Leone – per l’olio di palma, oggetto di una campagna pesantissima, nata dalla sacrosanta indignazione per lo sfruttamento intensivo di terra disboscata e dedicata a questa coltura in molti Paesi soprattutto dell’Asia di sud Est.
Noi qui pubblichiamo qualche foto di piccola produzione di olio di palma da parte della comunità di Bethany che i nostri lettori hanno imparato ad amare e seguire.
Si tratta di una piccola coltivazione che ha radici antiche e che risponde a esigenze di cultura locale di approvvigionamento di risorse alimentari. Ci dicono gli esperti che il problema dell’olio di palma non sta tanto nell’olio in sè (che è usato da secoli), ma nel processo industriale di idrogenazione, per consentire di solidificare l’olio; questo processo infatti porta ad avere grassi saturi come potenzialmente dannosi per la salute. Per esempio la Ferrero, che continua ad usare l’olio di palma, non lo sottopone a questo procedimento…
Inoltre l’obiezione del consumo di territorio francamente risulta risibile anche perchè le coltivazioni alternative (semi di girasole, di soia, di colza, di riso, di mais, di cocco, ma anche di oliva) diventano facilmente intensive se assumono dimensioni industriali.
Il secondo riguarda il concetto di recupero di grani antichi, che non sempre risponde a verità scientifiche. E’ quello di cui ha parlato recentemente Alessandro Trocino sulla Newsletter Rassegna Stampa del Corriere.it. Il giornalista si riferisce al mitico “piccolo mondo antico della tradizione”, che in effetti non è mai esistito e che in effetti è solo (o soprattutto) uno slogan da ufficio marketing.
Il “nemico” è una finta ribellione per uscire da un presunto mainstream, da un “pensiero unico” del cibo industriale, del vino convenzionale, del mangiare non-sano, degli allevamenti intensivi… E allora si fa l’elogio del piccolo produttore, del vino artigianale, del prodotto naturale…
E si arriva, tra l’altro, alla lode aprioristica dei “grani antichi”, che però quando diventano cibo sanno di “pasta comune”. Perchè non è vero che siano garanzia di sapore particolare e, in particolare, di nutrimento sano. La selezione effettuata nel corso dei secoli ha permesso, infatti, non solo di produrre più grano, ma di produrlo senza che la spiga si ammali, garantendo inoltre nutrienti più efficaci.
Lo sappiamo, lo stesso è successo per la vite e per gli alberi da frutto.
Scienza e tutela della diversità vanno bene insieme.
Argomenti trattati:
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