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No ai profughi di serie A e di serie B
L’invasione dell’Ucraina ha creato – oltre alle vittime e alle distruzioni nelle città e nei villaggi – un nuovo terribile capitolo della emergenza profughi e migranti. Un caso particolare è quanto accaduto in Polonia, “porta” dell’Unione Europea.
Segnaliamo due distinte serie di eventi, che però si legano e manifestano una certa confusione pasticciata nel governo di Varsavia, accanto alla certo encomiabile accoglienza del fiume di ucraini che si è riversata nel suo territorio (ma anche in Romania e Moldavia…) a seguito della aggressione perpetrata dalla Russia di Putin.
Ai primi di marzo arrivarono notizie – suffragate da immagini – di respingimenti di africani e mediorientali provenienti dalle città ucraine. Non venivano fatti passare al confine, venivano rimandati indietro. Si diceva: possono passare e entrare in Polonia soltanto i cittadini ucraini. Gli altri, anche se scappavano dalla guerra, dovevano rimanere in Ucraina.
Per fortuna è durato poco, perché la UE ha poi emanato un provvedimento che permetteva l’ingresso nella Unione con documento di “protezione rafforzata temporanea” non solo ai cittadini, ma anche ai “residenti” in Ucraina, in possesso di “permesso di soggiorno”. E così gli zelanti burocrati hanno dovuto cedere.
Ma poi un inviato di Avvenire ha scoperto a metà marzo, che su un altro confine della Polonia – quello con la Bielorussia – il blocco ai profughi siriani e afgani continua. Centinaia, forse migliaia, di uomini, donne, bambini, anziani, rastrellati (già in dicembre!) dalle forze di sicurezza di Minsk e spinte con l’ausilio di cani verso i reticolati polacchi, sono ancora là, nei boschi al gelo e agli stenti. La Polonia non li fa entrare. E la situazione su quel fronte rimane bloccata.
Profughi di serie A e di serie B? Possono la burocrazia e la ragion di stato prevalere sull’umana pietà e la solidarietà?
E noi possiamo permetterci di dimenticare le centinaia di migliaia di “displaced people” nei campi profughi di Grecia e di Turchia, nei lager della Libia, sui barconi e gommoni che attraversano il Mediterraneo? A quando la presa d’atto che le migrazioni sono un fatto, elemento ineliminabile in un mondo basato sulle differenze e sulla logica dello “scarto”, come dice con magistrale sintesi papa Francesco? A quando la “globalizzazione della fraternità”?
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