RISVEGLIARE LE NOSTRE COSCIENZE

Anestetizzare la coscienza? Si può. Minimizzare e rimuovere il codice rosso in cui versa la situazione nazionale ed internazionale?  Si può. Illudere dell’eternità dello status quo del benessere per i garantiti? Si può. Chiudere gli occhi e rintanarsi nel nostro “particulare”? Si può. Ma tutto ciò non ci si salverà.

Non ci salverà nei confronti di chi ha elaborato la nostra Costituzione, le riforme sociali e ha lavorato duro per fare dell’Italia un paese socialmente e economicamente avanzato, e non ci salverà dal giudizio delle generazioni future.

Le tante rotture con il passato che si stanno operando ci chiamano in causa perché sta emergendo una nuova società e noi siamo interpellati in questo “declinare e non ancora apparire”, a decidere su quali valori, su quali principi essa dovrà essere basata.

Dalla responsabilità non potremo sfuggire, ci inseguirà ovunque ci rifugeremo.

E’ la quotidiana responsabilità nei confronti del nostro operato, dei rapporti con chi incontriamo.

E’ la responsabilità per contrastare chi gioca con l’aumentare della tensione, chi sfrutta le paure e le alimenta per trarne beneficio di potere.

Tutti siamo responsabili del mancato contrasto ai grandi inganni che si insinuano nelle nostre società. L’illusione che la forza porti a società migliori, che il gioco di specchi dei nazionalpopulismi aiuti i disperati e gli esclusi, che le paure possano far nascere condizioni di migliore convivenza.

I problemi esistono non vanno ignorati. I fragili e i deboli vanno ascoltati. La perdita di certezze e di speranza nel futuro dei giovani è una ferita che non può essere ulteriormente tollerata. Loro da molto tempo non l’hanno più sopportata: emigrano. La condizione femminile resta in gran parte aperta. Il welfare sta subendo picconate fatali. L’immigrazione riguarda tutti e quella clandestina non può essere solo repressa. Occorre dare sostanza alla parola integrazione. Le tante riforme di cui ha bisogno questo paese non possono che partire da una giustizia fiscale. Perché senza risorse non sono possibili politiche e progetti.

Il disegno imperiale è ormai chiaro: demolire l’Unione Europea frantumandola in tanti staterelli, sfiduciare la democrazia diffondendo la narrazione che essa non è in grado di affrontare la complessità del futuro, strumentalizzare ogni disagio per trasformare tutto in un problema di sicurezza da gestire con la forza e la galera. Oggi anche la pace è a rischio. Contro la guerra come legge fatale, nel 1951 al Teatro di Roma, De Gasperi, ebbe a dire: ”la pace per i cristiani non è semplicemente una non guerra guerreggiata, ma è spirito di solidarietà umana, volontà di cooperazione internazionale, volontà di libera discussione e comprensione tra i popoli; e se non c’è tale spirito la pace è minacciata ed esiste in potenza lo stato di guerra”.

E’ venuto il momento di uscire dalle false comode posizioni, occorre volere e sentire il bisogno di approfondire, di andare verso gli altri, di mettersi in ascolto, anche quando il ragionamento è semplificatorio, banalizzante, come si dice: da bar.

L’aforisma di Mark Twain  ” la storia non si ripete, ma molte volte fa rima” è quanto mai attuale.

Anche se l’analogia non offre supporti definitivi all’analisi del presente, non è inutile ricordare che gli estremisti sono andati al potere con il beneplacito dei moderati.  Così fu in Russia tra bolscevichi e menscevichi, così fu il nazismo. Hitler ebbe i voti ma non la maggioranza per governare. Andò al potere nel gennaio ’33 solo grazie al sostegno dei popolari di von Papen che convinse il presidente von Hindenburg a dare l’incarico a Hitler, pensando di controllarlo. La stessa illusione di poter controllare gli estremisti successe in Italia, dove Mussolini ebbe il sostegno dei liberali e dei popolari (compreso De Gasperi). Fu il suicidio del mondo liberale pensando di “normalizzare” il fascismo.

Lo stesso De Gasperi a Bruxelles, nel novembre 1948 nel discorso su Le basi morali della democrazia disse: “ la storia dimostra che nessuna precauzione d’ordine costituzionale potrebbe impedire l’avvento della tirannia se una attiva coscienza democratica non è operante nel popolo. Tragica fu l’esperienza del mio paese. Anche taluni tra noi stessi che l’avversarono, non avvertirono subito la profondità dell’attacco fascista.”

La deriva autoritaria a base tecnocratica e il nazionalismo etnico sono le nuove ideologie, il rischio di assecondarle pensando siano una tendenza passeggera e quindi controllabile è molto alto. Con mons. Wilmer, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca dobbiamo rispondere che “non c’è posto per questa ideologia”. In definitiva non si può credere nel meglio senza contrastare il peggio.

Nell’ultima enciclica Magnifica Humanitas Leone XIV invita a “unire le forze per edificare il bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare” (N16). E’ un invito che va accolto indipendentemente dalla fede o dall’incredulità, perché la domanda contemporanea a cui rispondere, come disse il compianto Enzo Bianchi, non è chi è Dio, ma chi è l’uomo.                                                                                                                                                                                                                                             

Fausto Delpero

9 settembre 2026

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