Centro internazionale Helder Camara > Storie > Approfondimenti > Israele-Palestina …ma la pace è inevitabile…
Israele-Palestina …ma la pace è inevitabile…
Mi fa molto effetto sentir parlare di “guerra Hamas-Israele”. Dal 1948 Israele ha fronteggiato conflitti armati con Egitto-Giordania-Siria-Libano per difendersi dai tentativi di cancellarlo dalla carta geografica, oppure ha avuto rivolte interne popolari definite “Intifada” (sollevazione).
Questa volta tutto è iniziato per una questione legale riguardante case di Gerusalemme Est, quartiere tradizionalmente arabo, dove alcune famiglie ebree rivendicano con tanto di documenti la proprietà di alcune case attualmente abitate da famiglie palestinesi mandate via nel ‘48 da alloggi di Gerusalemme Ovest, cioè dalla zona assegnata dall’Onu a Israele. Una legge del 1950 affidava a famiglie ebree case “con proprietario assente”…
La vicenda si sta trascinando davanti a vari tribunali ed è all’attenzione della Corte Suprema. Le proteste si sono moltiplicate ma nell’attuale situazione di caos politico e di egemonia di ultradestra obiettivamente le vie d’uscita non erano molte.
C’è da dire chiaramente che il sistema democratico israeliano negli ultimi anni si sta incartando, assumendo caratteristiche che in altri contesti non si esiterebbe a definire non solo di forte disuguaglianza sociale, ma di vera e propria discriminazione nei confronti dei palestinesi e di minoranze di immigrati.
Arroganza, sospetti, violenza caratterizzano sempre più spesso gli interventi di poliziotti e soldati, mentre cresce la rabbia e la frustrazione della popolazione palestinese, soprattutto i giovani. L’Autorità nazionale palestinese da anni non indice elezioni per timore di perderle a favore di Hamas, che governa (con la Jihad islamica) la Striscia di Gaza.
Le proteste sono presto degenerate e i manifestanti palestinesi dalla Spianata delle Moschee hanno lanciato pietre sui fedeli ebrei riuniti al Muro Occidentale. Come altre volte, la polizia è intervenuta, ma la situazione è sfuggita di mano.
Erano giorni di Ramadan e l’intervento violento è apparso particolarmente odioso. E in effetti lo è stato.
Da Gaza è partita una incredibile quantità di razzi diretti non solo verso il Negev e le cittadine di Sderot e Ashkelon, ma verso Gerusalemme e la lontana Tel Aviv. Inevitabile rappresaglia israeliana con bombardamenti dolorosi e ipotesi di operazioni di terra…
Ma con il passare delle ore è venuto crescendo un “fronte interno” assolutamente inedito, che sa di guerra civile. Manifestazioni e atti di violenza anche nelle città dove la convivenza fra arabi e ebrei (tutti cittadini israeliani) era considerata storicamente salda. Accoltellamenti e aggressioni di singoli palestinesi, sassaiole contro coloni. Addirittura succedono anche cose che non avremmo più voluto vedere: ieri l’altro a Lod (accanto all’aeroporto Ben Gurion) è stata assaltata e data alle fiamme una sinagoga. Roba da progrom…
Detto questo ho qualche domanda da fare:
– Sono in qualche modo comprensibili la rabbia e la frustrazione dei giovani palestinesi, ma perché Hamas ha deciso di aprire le ostilità da Gaza?
– quale obiettivo ritiene di raggiungere?
– terrorizzare la popolazione israeliana o vincere la guerra?
– come mai in Gaza ci sono migliaia di razzi, quando si dice che manchi l’essenziale? Chi ha fornito queste armi in tale quantità?
– ci si rende conto che un razzo (a differenza di un missile che oè guidato) viene lanciato calcolando solo la traiettoria balistica e quindi viene definito dal diritto internazionale una “arma di distruzione di massa”?
– è possibile allora fidarsi ancora di Hamas che governa la Striscia con mano di ferro, e in ogni caso succube delle frange più radicali, come già la morte di Arrigoni nel 2011 aveva mostrato?
Sono solo domande, che non attenuano il dolore e lo sconcerto per le sofferenze che le guerre guerreggiate (ma anche la convivenza ineguale e squilibrata) sempre producono. Né basta consolarsi con alcuni comportamenti che tentano di “attenuare” la drammaticità della guerra (fa impressione per esempio il bombardamento dei palazzoni, ma questo è avvenuto dopo aver avvertito di evacuare dirigenti e militanti di Hamas che lo occupavano con uffici logistici).
Bisogna inoltre sapere che negli ultimi lustri in Israele sono arrivate frotte di cristiani evangelici che aspettano la fine del mondo e gruppi di ebrei messianici che sognano l’Apocalisse. Oltre a infiltrati di Al Qaeda e Daesh. Gli estremisti ormai condizionano la politica e i partiti. Quattro elezioni anticipate in meno di due anni non sono un segno di buona salute per un Paese democratico.
Quasi nessuno sembra credere più alla soluzione dei due stati, ma so che sotto la cenere e nonostante le macerie, c’è chi sogna e progetta ancora una soluzione creativa, uno stato confederale o uno stato con riconoscimento di tutte le cittadinanze… Ma servirà una nuova doppia classe dirigente all’altezza dei guerrieri che scelsero la pace, come Sadat o Rabin, non a caso assassinati…
La speranza non muore, insieme alla pietà per le più deboli vittime. Siamo comunque certi che, come diceva La Pira (a proposito del Vietnam) “la pace è inevitabile”.
Maggio 2021
Giorgio Acquaviva
Argomenti trattati:
#Gaza #Gerusalemme #Guerra #Hamas #Israele #Pace #Palestina

