Il nuovo vaccino contro la malaria cambierà la vita in Africa?

Il nuovo vaccino contro la malaria potrebbe letteralmente cambiare la vita delle popolazioni africane, visto il peso sociale, economico, politico e sanitario che la malaria comporta per quel continente, per gli Stati, le famiglie, le persone. Lo sostiene il dottor Agostino Zambelli, 63 anni, infettivologo del Dipartimento del Sacco di Milano, medico esperto in malattie tropicali, con esperienza sul campo per numerosi progetti in Africa. Il quale aggiunge subito però che c’è poi da fare una valutazione più precisa del tipo di vaccino messo a punto e disponibile.

Ma andiamo con ordine. In Africa ogni anno da 220 a 230 milioni persone si ammalano, la stragrande maggioranza bambini. La situazione è grave, anche per gli strascichi neurologici che questi bambini potranno avere per tutta la vita. Inoltre c’è il problema del costo del trattamento, che è elevato: buona parte del budget di una famiglia con 7-8 figli finisce in spesa sanitaria, soprattutto per curare la malaria; e poi un adulto con la malaria perde giorni di lavoro, lui non viene pagato e il Pil ne risente. Un problema pesantissimo. In media negli ultimi anni da 400mila a 450mila persone/anno sono morte per malaria.

Moltissimo è stato fatto nei decenni scorsi grazie a impegni presi anche a livello internazionale, dalle zanzariere sui letti impregnate con permetrina a nuovi farmaci come i derivati dell’Artemisinina.

Ci sono tre problemi: la resistenza del parassita ai farmaci, perché il vettore si modifica; la mobilità umana che diffonde la malattia anche dove prima non c’era; la bassa priorità internazionale delle malattie infettive o croniche, anche a cause di altre emergenze.

Le specie più diffuse e più importanti di parassiti che causano la malaria sono il Plasmodium falciparum e il Plasmodium vivax.

La trasmissione della malaria è data dalle femmine delle zanzare Anopheles: le zanzare femmine si nutrono di sangue per portare a maturazione le uova; si infettano succhiando il sangue delle persone malate e trasmettono la malattia con successivi morsi ad altre persone.

Occorre quindi bloccare o impedire questo processo.

Il vaccino quindi è importantissimo, per i bambini, ma anche per gli adulti. Ci sono cinque ceppi della malaria e non si può pensare che un singolo vaccino li copra tutti. I tempi e le modalità di replicazione sono diversi.

Di vaccini si parla dagli anni 70, con diverse risposte.

Oggi ce ne sono cinque in fase di studio, che possono intervenire nella prima fase dopo la puntura della zanzara ma prima che venga raggiunto il fegato, oppure dopo l’arrivo nei globuli rossi, oppure ancora colpendo le forme sessuate impedendo così la trasmissione dei parassiti alle zanzare.

 

Detto questo, il vaccino recentemente approvato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e prodotto da GlaxoSmithKline – e che ha il nome Mosquirix , o RTS,S/AS01 – è interessante. Ha dimostrato di essere efficace nel ridurre fino al 40% i casi di re-infezione o di malattia grave nei bambini. Un limite, per il momento, è rappresentato dalla durata, che non è per sempre, ma dura pochi anni o pochi mesi. Comporta comunque una nettissima riduzione della diffusione della infezione nelle fascie di età più a rischio di complicazioni da Malaria. Un po’ come accade per i vaccini antiCovid. Inserito nei programmi di vaccinazione dalla nascita, ridurrebbe notevolmente i casi di malaria pediatrica nei primi tre anni, che sono quelli in cui si manifestano le reazioni gravi e che possono portare a gravi menomazioni neurologiche.

Per quanto riguarda il costo, ancora non si sa con precisione, né ne sarà inserito nelle schede che prevedono la distribuzione gratuita nei Paesi africani.

 

Dichiarazioni raccolte da Giorgio Acquaviva

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