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UN NUOVO GRIDO D’ALLARME DA FREETOWN DOPO UN VIOLENTISSIMO INCENDIO
Le prime notizie che abbiamo trovato sui social parlavano di un incendio disastroso divampato il 25 marzo scorso in uno dei più vasti slum di Freetown, la capitale della Sierra Leone (un milione di abitanti, sul totale di 7,8, con una percentuale di giovani che supera il il 36%). Le fiamme si sono sviluppate a Susan’s Bay, un’area che guarda sull’Oceano Atlantico, nella quale abitano famiglie particolarmente povere e svantaggiate. Il grido d’allarme di Save the Children utilizzava giustamente il termine “devastante” per descrivere la situazione di migliaia di senzatetto, compresi i bambini, che si aggiravano per le macerie di quelle che erano le loro case.
“Piove sempre sul bagnato” è stata l’istintiva reazione di chi conosce bene la situazione in quel Paese dell’Africa dell’ovest, dove il Centro Helder Camara è impegnato a contribuire alla resistenza e alla rinascita di quella società attraverso progetti che si sviluppano in diverse direzioni, grazie alla mobilitazione di energie, anche finanziarie. Una logica di “restituzione”, direbbe Papa Francesco.
Da decenni laggiù succede di tutto: Ebola, la guerra civile, da un anno anche il Covid19, la povertà endemica, e contemporaneamente grande volontà della popolazione di uscire dalla costante penuria di strutture medico-sanitarie, educativo-formative, microcreditizie e imprenditoriali. Cambiare si può. E anche questa volta il CHC sarà presente.
Ma torniamo alla tragedia recente, quella dell’incendio nel quartiere sovraffollato.
Un testimone della prima ora raccontava: “Ho appena lasciato la scena dell’incendio. L’intera comunità è ridotta in cenere. Tantissimi bambini sono dispersi, separati dai genitori nel caos che è scoppiato… I mezzi dei pompieri hanno avuto difficoltà ad arrivare sul posto…”. Non è la prima volta che succede. Ma stavolta è peggio. “Tutto è stato distrutto dalle fiamme – ha spiegato piangendo Musa, 16 anni, a un giornalista di AgenSir – e ho perso le mie uniformi scolastiche. Era il periodo degli esami ma nel fuoco ho perso anche le mie scarpe e non sono riuscita ad andare a scuola!”.
Le condizioni di vita nei quartieri degradati, fra rifugi improvvisati e malsani, comportano rischi altissimi e certamente le autorità – che fortunatamente negli ultimi anni si sono avviate su una strada volenterosamente democratica – dovranno provvedere a un diverso modo di pianificare lo sviluppo, anche quello urbanistico, fino a convincersi della urgenza nel praticare una politica di maggiore giustizia sociale.
Sappiamo che la società civile sierraleonense si sta faticosamente affrancando dalle logiche tribali. Sta sviluppando e coltivando nuovi livelli di consapevolezza e intraprendenza, basate sulla speranza. Nello stile di dom Helder Camara. Ed è questo l’orizzonte in cui intendiamo inserire i prossimi programmi che metteremo a punto per quei fratelli e quelle sorelle, con il vostro aiuto.
G. Acq.
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