Quello che possiamo imparare in Africa. La salute come bene comune. – Dante Carraro

E’ di recente pubblicazione, presso Laterza, un libro bellissimo, con un titolo stimolante e anche un po’ (sanamente) provocatorio: Quello che possiamo imparare in Africa, con un sottotitolo esplicito La salute come bene comune. Si parla dell’amato continente nero, dunque, in questi tempi di pandemia.

L’autore è (don) Dante Carraro, medico e prete, della ONG Medici con l’Africa CUAMM, insieme allo scrittore Paolo Di Paolo.

Un libro ovviamente pieno di dati e informazioni, ma soprattutto fatto di pagine che trasmettono empatia, emozioni, che chiedono al lettore di guardare la realtà africana con occhi interiori. Don Dante lo spiega subito e lo ripete ogni volta che può: non si va in Africa per “fare cose” (anche…), per sentirsi buoni: le persone che là vivono lo “sentono”, ci rimangono male, si chiedono “cosa ci sarà dietro questo attivismo…?”. Si va “per starci”, per dire con le opere “sono qui per vivere con te”, e farlo davvero.

E allora l’”ultimo miglio” dell’emergenza sanitaria è là, “in fondo al mondo”. Come ha ricordato l’immunologo Alberto Mantovani nel corso della presentazione del libro (alla Associazione Donna e Madre onlus (Do&Ma) di Milano): La salute dell’Africa riguarda anche noi per tre ragioni: è un dovere morale; è un dovere giuridico, per rendere partecipi le comunità in cui si è fatta sperimentazione (Sudafrica, Paesi dell’America Latina e dell’Asia); per “altruismo interessato”, in quanto fermare il virus e le sue varianti è interesse di tutti.

In che senso possiamo imparare dall’Africa? La “medicina povera” (le motorette-ambulanza per le partorienti, per esempio), che con caparbietà e pazienza cambia l’esistenza di villaggi, raggiunge risultati duraturi, ovviamente accanto a strutture ospedaliere che coniugano competenza e vicinanza. Si può fare medicina di base anche con poco.

E poi negli ultimi decenni in quel continente (poverissimo nonostante le ricchezze naturali che custodisce nel sottosuolo) si sono registrate almeno due vittorie inaspettate: nel 1977 è stato debellato il vaiolo, nel 2020 la poliomelite. Le popolazioni, quindi, hanno ormai assimilato “cosa si fa” e “cosa non si fa” quando si diffonde una epidemia. Soprattutto hanno chiarissima l’importanza determinante dei vaccini.

Oggi – per fermare il Covid19 – si tratta di dedicare risorse ingenti per una campagna di vaccinazione in quei Paesi (la media dei vaccinati è del 3%, con punte minime sotto l’1%…). Il G20 a guida italiana si sta mobilitando. Non sappiamo quale sarà la soluzione. Si ipotizza anche il “gemellaggio” di un Paese ricco e uno povero, ma l’importante è muoversi, non indugiare: adesso bisogna davvero far sì che i vaccini si trasformino in vaccinazioni!

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