Helder Camara – Il clamore dei poveri è la voce di Dio – Anselmo Palini

Erano gli anni ottanta, non ricordo esattamente la data, ma ricordo molto bene l’incontro a Milano, proprio nel convento di Sant’Angelo, con Dom Helder Camara, uno scricciolo di uomo nella sua tonaca bianca, non candida, bianco sporco, un po’ stropicciata, un omino fragile, esile, tenero, ma un gigante nella vita della Chiesa e della società del secolo scorso.

Con mio figlio, allora ragazzino, andammo ad ascoltarlo e l’impressione che ancora ora ne riporto è quella di una mitezza e insieme di una forza straordinarie, di quelle capaci di cambiare il mondo.

Ho ritrovato questa straordinaria figura nel libro di Anselmo Palini. Libro che è molto più di una biografia, è la storia di una vita inserita nella storia di un paese, il Brasile, è la storia di un cammino di conversione, di un “ vescovo educato dal suo popolo”, inserito nella trasformazione della chiesa prodotta dal Concilio, del quale dom Helder è stato protagonista discreto. Infatti, pur senza mai prendere la parola in aula, operò instancabilmente dietro le quinte e fu estremamente efficace nella prospettiva della chiesa dei poveri.

Nel libro pezzi di narrazione della vita di Dom Helder, del contesto politico di quegli anni, di una Chiesa a lungo schierata col potere, si alternano a brani tratti dai suoi numerosi scritti. Soprattutto si sottolinea il suo progressivo cambiamento da una visione assistenzialista e paternalista dei problemi sociali, alla scelta preferenziale per i poveri che nasce dal Vangelo e dall’esempio di Gesù. Scelta che gli costerà l’ostilità, e talvolta anche la persecuzione, da parte del potere politico-militare del suo paese, ma che sarà fortemente contrastata anche all’interno di alcuni settori della Chiesa stessa.

Negli anni del Concilio conosce e frequenta tutti i protagonisti del cambiamento, da Hans Kung, a Karl Rahner, a Bernhard Haering, al cardinal Suenens, a Yves Congar, a Paul Gauthier. Quest’ultimo si fa promotore del gruppo “ Chiesa dei poveri”, al quale partecipa, tra gli altri, il cardinal Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna. Alla Domus Mariae, che Dom Helder definisce “luogo di ispirazione evangelica e di rivoluzione nonviolenta”, alla sera si organizzano incontri tra i vari vescovi, occasione di confronto e di riflessione su quanto si sta svolgendo al Concilio e proprio in questo ambito nasce il gruppo “Ecumenico”, che, secondo Dom Helder, vorrebbe “correggere l’ipertrofia della Curia romana e liberare il Papa”!

Dopo il Concilio, nel corso del quale Paolo VI lo nomina Arcivescovo di Olinda e Recife, una grande diocesi del Nordest del Brasile, gli interventi di Dom Helder sono sempre più chiari e netti nella denuncia delle ingiustizie strutturali, matrici di tutte le violenze. Condanna il comunismo, ma con altrettanta forza il capitalismo liberale, che provoca diseguaglianze economiche e sociali sempre più profonde.

Attraversa gli anni della dittatura militare, con tutte le brutalità che l’hanno caratterizzata, è protagonista della Conferenza di Medellin, momento fondativo della Chiesa latinoamericana, nei cui documenti si afferma la scelta preferenziale per i poveri e la necessità che la Chiesa si impegni in modo concreto nella denuncia delle ingiustizie sociali.

Sogna e lotta per un cristianesimo che viva un Vangelo sempre più incarnato, per la scelta di una nonviolenza attiva, e che comunque, in ogni occasione, si schieri dalla parte dei poveri, degli oppressi. Sogna una Chiesa povera, aperta allo Spirito, animata da quelle che chiama “minoranze abramitiche”, gruppi minoritari, senza potere, disarmati ma determinati, che, come Abramo, sperino contro ogni speranza che un mondo nuovo basato sulla giustizia e i diritti di tutti potrà nascere, e impegnino la vita per costruirlo.

Sentendo avvicinarsi il momento del distacco esprime in forma poetica un’attesa fiduciosa:

Un giorno per ciascuno di noi

Il sole sorgerà per l’ultima volta.

Luce, sorella mia

non ci sarà modo di avvisarmi

che è arrivato il mio ultimo giorno?

Ma è meglio il consiglio evangelico:

vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo

o, meglio ancora, come se fosse sempre il primo…..

 

Questo era Dom Helder, come questo libro con passione descrive, e oggi, con Papa Francesco, non a caso anche lui proveniente dall’altra parte del mondo, le sue idee, le sue intuizioni, le sue proposte sono più che mai attuali per costruire una società più giusta.

Dom Helder muore a 90 anni il 27 agosto 1999.

 

Anselmo Palini, HELDER CAMARA – IL CLAMORE DEI POVERI È LA VOCE DI DIO, Edizioni Ave 2020

A cura di Rosanna Tommasi

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