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Più di 100 morti in un’esplosione a Freetown, Sierra Leone.
Venerdì 5 novembre, alla sera, una tremenda esplosione ha squarciato l’aria di Freetown, capitale della Sierra Leone. Un’autocisterna piena di carburante si era scontrata con un camion nella zona di Wellington. Il carburante si è sversato e ha preso fuoco, investendo passanti e veicoli nel fitto traffico allo svincolo. Le autorità hanno parlato di oltre cento morti e almeno 90 feriti, con gravi ustioni su tutto il corpo.
La Sierra Leone Medical and Dental Association ha istituito un fondo per fornire supporto e sostegno economico alle famiglie delle vittime, ha annunciato la sindaca della capitale, Yvonne Aki-Sawyerr. Il presidente Julius Maada Bio ha annunciato tre giorni di lutto nazionale.
Una semplice considerazione ci permettiamo di avanzare, insieme alla solidarietà e alla vicinanza a quel tormentato Paese e ai suoi abitanti. La strada per raggiungere un livello accettabile di sicurezza anche nel maneggiare combustibili pericolosi è evidentemente lontana.
Incidenti del genere si verificano anche da noi (basti ricordare l’esplosione del treno merci che trasportava GPL alla stazione di Viareggio nel giugno 2009, con 32 morti e un centinaio di feriti, o lo scontro fra la Moby Prince e la Agip Abruzzo al largo di Livorno nell’aprile 1991) e ripropongono il tema della transizione verso forme più sicure e più pulite di energia. Transizione costosa e non indolore, ma sempre più urgente.
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