progetto concluso

Giovani Cittadini di un Unico Mondo

Programma di formazione e comunicazione per gruppi di giovani in condizione di grave emarginazione sociale, come ex bambini soldato e bambini di strada.

TIPO INTERVENTO: Formazione giovani con svariate Iniziative

LOCALITA’ : Kenia, Zambia, Sierra Leone, RD Congo e Italia

PERIODO: Dal 2003 al 2007

REFERENTI: Padre Renato Kizito Sesana (Kenya e Zambia); Padre Berton e padre Montesi (Sierra Leone);  Colette Kitoga (RD Congo).

DIMENSIONE PROGETTO :  Totale finanziamento euro 293.000

FINANZIATORI & PARTNERSHIP: Fondazione Cariplo e Regione Lombardia.

DOCUMENTAZIONE E DESCRIZIONE  APPROFONDITA:

Il progetto ha avuto inizio con la presentazione alla Fondazione Cariplo e alla Regione Lombardia nel 2003 e si è sviluppato nei vari paesi interessati con tempi differenti compatibilmente con le rispettive esigenze. Per il progetto del Brasile le difficoltà incontrate hanno costretto il gruppo a rinunciare e abbiamo proposto la sostituzione con il gruppo in Sierra Leone che ha iniziato nel 2004.

Il progetto è stato interamente rendicontato e tutti i finanziamenti sono stati erogati.

Relazione sui gruppi in formazione

I vari gruppi hanno tutti superato il primo periodo, che era la parte più impegnativa riguardando le situazioni di difficoltà da cui ogni soggetto partiva e la necessità di creare un’etica del gruppo per passare alla successiva fase di educazione alla mondialità.

Ci riferiamo al periodo e non all’anno trattandosi di situazioni così difficili e complicate da tante condizioni ambientali, politiche, sociali, tali che prevedevamo un secondo periodo già come completamento del primo per correggere e migliorare quanto si fosse evidenziato come ulteriore esigenza.

In questa fase si è dato pure inizio all’insegnamento dell’inglese e dell’informatica.

Anche la seconda e la terza parte del progetto sono state positivamente portate a termine, seppur con modi e tempi differenti, da tutti i gruppi, con l’esclusione del gruppo dello Zambia che, una volta portata a termine la prima fase e per motivi e con modi che spiegheremo nel dettaglio, ha passato il testimone ad un altro gruppo dello stesso paese che abbiamo verificato avere le giuste caratteristiche.

Per tutti è maturato un desiderio di mettersi in relazione con gli altri e, per favorire ciò, abbiamo sensibilizzato molte scuole lombarde tramite relazioni telefoniche e via e-mail, incontri di presentazione del progetto, seminari, cineforum e testimonianze.

Abbiamo riscontrato un positivo interesse da parte di studenti ed insegnanti volenterosi, dovendoci comunque scontrare con una realtà di complicazioni burocratiche legata alla programmazione delle attività extrascolastiche.

Nel complesso si è raggiunto l’obiettivo di recuperare i gruppi di giovani in condizioni di emarginazione sociale, oltre a seguirli successivamente, come previsto, con aiuti mirati per il loro sviluppo.

In questo senso degne di nota sono le ricadute positive del programma sull’instaurazione di una effettiva collaborazione con il partner locale. Ciò ha aiutato a far emergere le esigenze e i bisogni delle comunità locali e, in un secondo momento, ha portato allo sviluppo di ulteriori interventi quali il progetto Comunità Villaggio Kwama in Sierra Leone ed il progetto Radio Waumini in Kenya, che hanno poi ottenuto risultati significativi.

Particolarmente positivi i risultati raggiunti in Sierra Leone dove risalta l’evoluzione della comunità locale verso uno sviluppo autonomo.

Singole situazioni

Repubblica Democratica del Congo  

Nella visita di verifica del 2004 si è riscontrato che il lavoro iniziato sia al centro di Bukavu come anche nelle sedi periferiche di Kamituga e Uvira è stato sconvolto dalle situazioni belliche ancora presenti.

La stabilizzazione politica successiva ha consentito una ripresa delle attività, seppur con la necessità di una ricomposizione del gruppo, solo nella sede principale di Bukavu, con adeguamento della formazione e ha permesso, inoltre, una maggior presenza della coordinatrice dott.sa Kitoga, costretta prima a Kinshasa.

Abbiamo effettuato una seconda verifica in agosto 2005, accertando l’utilità dell’iniziativa non solo per la formazione dei giovani ma anche per lo stimolo a risolvere problemi di natura psicologica che bloccano il loro sviluppo.

Molto interessante a tal proposito risulta la relazione psico-pedagogica redatta dalla dott.sa Kitoga.

Il gruppo in formazione si è consolidato sostituendo i giovani delle sedi periferiche, costretti all’abbandono dalle difficoltà succitate .

Per lo sviluppo del secondo periodo è stato completato l’insegnamento della lingua inglese oltre alla lingua francese, richiesta dal Congo, e dell’informatica.

Difficoltà sono state incontrate a causa delle instabili condizioni politiche, cosa che ha rallentato e complicato la fase finale di educazione alla mondialità e la comunicazione con gli altri gruppi.

Nonostante ciò il gruppo ha prodotto dei messaggi che si rivolgono agli altri partecipanti del progetto.

Kenya 

Il gruppo “Wanachi Wa Dunia” (traduzione in swahili del nome del progetto) in formazione presso il Kivuli Center, fondato da p.Kizito per l’accoglienza dei bambini e giovani abbandonati negli slum di Nairobi, ha creato all’inizio difficoltà per il grosso problema dei collegamenti Internet ed anche per una impostazione dei formatori difficilmente riconducibile al modello previsto.

Padre Kizito, in visita in Italia, ci ha ragguagliato sulle difficoltà incontrate nella fase iniziale dai formatori ma, convinto dell’utilità del progetto, ci ha consigliato una visita sul posto per approfondire direttamente con loro le realtà del gruppo.

Nel maggio 2005 si sono recate in Kenya una nostra volontaria ed una psicologa nostra consulente, incontrando sia p. Kizito che i due formatori e riscontrando una gestione del progetto non ortodossa ma estremamente positiva sul piano umano e sociale .

Infatti nel Kivuli Center sono coinvolti tutti i presenti nel lavoro comune con una accoglienza anche di un gruppo esterno di profughi congolesi che hanno realizzato più lentamente ma più profondamente i temi della partecipazione e l’accettazione dell’altro.

I tempi di discussione variano di volta in volta e di argomento in argomento; è un momento molto importante per ogni bambino e ragazzo che partecipa alle riunioni, perché ognuno ha la possibilità di esprimere le proprie opinioni e di sentirsi apprezzato all’interno di un gruppo, che non offre solo la possibilità di approfondire le proprie conoscenze, ma offre un supporto psicologico e umano indispensabili per il benessere di questi bambini che affrontano quotidianamente sfide e problemi troppo grandi per essere affrontati da soli.

Nonostante le difficoltà dovute ai problemi sopra citati e ad una difficile costanza nella permanenza e nella composizione del gruppo dovuta ai meccanismi propri del Kivuli Centre, il gruppo ha raggiunto ottimi risultati ed è stato sicuramente il più attivo.

Parte dei giovani hanno già una conoscenza approssimata della lingua inglese e dell’informatica che viene migliorata nell’ultimo periodo per favorire l’educazione alla mondialità, con lo sviluppo dei collegamenti fra i gruppi in formazione e con i giovani delle scuole: prima tramite i coordinatori e poi con contatti diretti fra i giovani, che è l’obiettivo finale, ma per il quale siamo impegnati a farlo proseguire oltre alla conclusione formale del progetto.

Il progetto è stato valutato in modo positivo dalla controparte locale, a tal punto che ci è stata fatta richiesta per poter trasferire l’esperienza acquisita in un altro centro di accoglienza per ex bambini di strada, cosa che ci ha portati a riformulare il progetto secondo le esperienze acquisite.

 

Sierra Leone 

Il gruppo, anche se avviato in leggero ritardo rispetto agli altri, ha dimostrato di essere reattivo rispetto ai temi trattati nonostante le mille difficoltà incontrate, da quelle relative alla connessione internet, al problema della composizione del gruppo, ai trasporti etc.

Gli incontri tenutisi nel primo periodo sono stati molto efficaci, e questo fatto è stato confermato anche da padre Berton, il responsabile in loco del progetto con il quale abbiamo potuto relazionarci in modo positivo grazie alle sue frequenti visite in Italia.

I temi affrontati sono stati rielaborati dai ragazzi e sono stati per loro una importante occasione di crescita individuale e di gruppo.

Il coordinatore ha inizialmente corrisposto in modo positivo con il CHC relazionando con puntualità sulle attività del gruppo.

I giovani hanno assimilato la conoscenza informatica al punto di voler aprire una scuola/internet cafè dove poter tenere dei corsi ed eventualmente cominciare a guadagnare qualcosa.

Con il passare del tempo sono emersi problemi sia infrastrutturali per quel che riguarda la connessione internet, sia congiunturali relativi alla realtà post-bellica del paese che ha visto nell’elevata mobilità delle persone un ostacolo alla continuità richiesta nel lavoro di gruppo.

Zambia

Nel primo periodo le attività dei formatori si sono dedicate a far emergere i problemi dei singoli con riferimento sia alle loro famiglie che alla comunità di appartenenza, valorizzando l’importanza dei singoli temi dei diritti dell’uomo che si affrontavano per la formazione di una coscienza personale e di gruppo.

I formatori giustificano la lentezza del loro procedere, dovendo riprendere ed approfondire molti temi che risultano molto lontani alle realtà locali.

Per il secondo periodo i formatori riferiscono del particolare apprezzamento suscitato dall’insegnamento della lingua inglese e dalla metodologia del lavoro di gruppo. La possibilità di parlare e confrontarsi ha fatto sentire ai ragazzi che gli incontri sono stati educativi e tutti hanno percepito un cambiamento nelle proprie vite rispetto a prima. Sono stati contenti inoltre dell’aiuto economico che è stato dato loro per il trasporto per gli incontri.

Alcune attività, come l’insegnamento dell’informatica, non hanno potuto seguire il corso previsto dal progetto per difficoltà contingenti, come la chiusura delle scuole a tempo indeterminato e soprattutto l’emergenza AIDS, che hanno infine costretto i formatori a rinunciare al proseguimento del progetto e a passare il testimone al gruppo dello Mthunzi Centre che è stato valutato idoneo da una nostra visita sul posto a proseguire le attività di Giovani Cittadini in Zambia, avendo già svolto il lavoro relativo al primo periodo in modo parallelo al gruppo di Ndola.

Sono stati formati due gruppi di giovani ex bambini di strada, i quali hanno affrontato la formazione prevista su diritti umani, inglese ed informatica, partendo da un lavoro svolto in precedenza. In seguito si sono impegnati a concludere il percorso con la parte più importante, ovvero l’educazione alla mondialità.

Italia –Napoli

Il progetto avviato nel quartiere Sanità di Napoli, con l’Ass. Crescere Insieme, è stato inizialmente sospeso e poi definitivamente annullato, non essendo riusciti ad ottenere un serio e concreto sviluppo della formazione prevista, né rapporti e schede del lavoro coi giovani.

Il partner locale non ha ricevuto danaro ma solamente alcuni computer donati da privati al CHC, il quale li ha girati a titolo gratuito all’associazione napoletana.

Italia

Parallelamente alle attività con i gruppi di giovani in difficoltà, è stato fatto un lavoro di sensibilizzazione con diverse scuole lombarde e centri di aggregazione giovanile, in modo da stimolare il dialogo fra le diverse realtà.

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