DIALOGHI di PACE “variante Ucraina” a Monza

Con il secondo appuntamento, domenica 6 aprile alle 16 in Duomo, prosegue a Monza il ciclo di eventi sulla guerra in Ucraina promosso dalla “Comunità dei Tre Gerarchi: San Basilio іl Grande, San Gregorio il Teologo e San Giovanni Crisostomo a Monza” – parte dell’Esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia -, con il Duomo e il Decanato di Monza, Caritas, Scout e Azione Cattolica ambrosiana.

 

In un tempo in cui su questa guerra si moltiplicano manifestazioni di vario genere e orientamento che suscitano schieramenti e contrapposizioni, per accrescere la conoscenza di quanto sta accadendo anche la Chiesa Ambrosiana (in molte delle sue articolazioni ecclesiali e di associazioni e movimenti) è presente in una delle più gravi vicende dei nostri tempi e, con la sua specificità, offre alla collettività (nello spirito suggerito da Paolo VI quando ha istituito la giornata mondiale della pace – “La Chiesa Cattolica vuole semplicemente lanciare l’idea…“) un momento che è al tempo stesso culturale, ma anche spirituale e, per chi crede, di preghiera.

 

Lo ha dimostrato, domenica 23 febbraio, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, il primo incontro del trittico monzese dei Dialoghi di Pace 2025 (www.rudyz.net/dialoghi) in “variante” ucraina:

“LIBERATE L’OPPRESSO DALLE MANI DELL’OPPRESSORE – Messaggio della Chiesa Cattolico-bizantina Ucraina riguardo la guerra e la giusta pace nel contesto delle nuove ideologie” letto a più voci e intercalato con musica (più info qui).

Non una manifestazione, non un comizio, non una conferenza, né un rito religioso… ma occasione di approfondimento in forma artistica rispetto a quanto generalmente offerto all’opinione pubblica.

 

Nella circostanza, don Volodymyr Misterman, protopresbitero del distretto Nord Italia della Chiesa Cattolico-Bizantina Ucraina in Italia ha dichiarato:

“Nei tre anni da quando sono in Italia non ho mai visto una cosa simile. Incontri come questo dovrebbero essere trasmessi in diretta su tutti i canali e tradotti in varie lingue. Se andasse in onda in tutte le televisioni e telegiornali la guerra finirebbe presto. Qualcuno deve avere il coraggio di dire questa verità. Ma al mondo piace di più vedere la VERITÀ messa in Croce, che è più comodo e più facile”.

 

E don Taras Ostafiiv, responsabile della comunità di Monza, ha aggiunto:

“Ho sentito alcuni miei parrocchiani e anche alcuni partecipanti italiani che sono stati in chiesa per i Dialoghi di Pace ucraini domenica 23 febbraio. A tutti è piaciuto il formato della presentazione di questo documento del Sinodo dei vescovi ucraini e tutti mi dicevano che sono parole forti e vere che c’è bisogno di ascoltarle in questi tempi in cui la verità viene sottomessa e violata da parte del più forte e i valori non sono più rispettati”.

 

Indirizzato a chi sia disponibile a mettere in discussione le proprie conoscenze o convinzioni su questi tragici fatti e voglia farsene una libera idea, il ciclo di incontri, organizzato già mesi fa e che in questi giorni torna ancor più di prepotente attualità, si configura infatti come un modo “comunque originalmente cattolico” per dimostrare pubblicamente che è possibile dar voce a quel che dicono e pensano gli Ucraini, almeno quelli che gli organizzatori hanno conosciuti, sulla guerra che li ha colpiti e, con la più numerosa presenza possibile accanto agli Ucraini in Italia, faccia sentire loro almeno una vicinanza umana.

Un momento che, per come è stato espressamente pensato, può essere proposto a tutti: qualunque sia il riferimento religioso di ognuno ma anche a chi non ne ha alcuno.

 

Perciò, dopo l’ottimo successo dell’incontro di apertura, la numerosa partecipazione del pubblico, non scontata in partenza e suddivisa al 50% fra Ucraini e Italiani, ed il gradimento riscosso dalla proposta e dalla sua componente artistica per un pomeriggio al tempo stesso impegnato, emotivamente coinvolgente, e arricchito da bellissimi e struggenti canti ucraini (qui il video utile anche come modello perché anche altrove si possa ripetere autonomamente l’iniziativa) hanno indotto gli organizzatori a spostare il 2° appuntamento, di domenica 6 aprile alle 16, dalla cripta del Duomo di Monza, in cui era stato originariamente programmato, alla sua più capiente navata centrale.

 

Duomo di Monza, lo ricordiamo, scelto per evidenziare la condivisione della proposta da parte della Chiesa ambrosiana di Monza (che conserva la particolarità di celebrare in rito romano), e perché luogo sacro riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Testimone di una Cultura di Pace per l’Umanità: riconoscimento che si valorizza non confinandolo al suo valore artistico-museale, ma anche nella sua funzione e per il suo significato spirituale (qualunque sia la spiritualità di riferimento di ciascuno).

 

Unitamente al fatto che l’originalità della proposta e la sede comoda da raggiungere anche da Milano e dintorni rendono l’iniziativa interessante anche per chi risiede fuori Monza, l’aumentata disponibilità di spazio ha suggerito l’idea di fare dell’appuntamento del 6 aprile, sul tema «Resistenza nonviolenta, guerra difensiva e legittima difesa», un MOMENTO PROPOSTO A TUTTE LE ESPRESSIONI DELL’INTERA CHIESA AMBROSIANA A TUTTI I LIVELLI.

Perché DIVENTI una mobilitazione DI POPOLO PER L’INTERA DIOCESI DI MILANO con l’OBIETTIVO di RIEMPIRE il Duomo di MONZA PER L’UCRAINA, anche come messaggio diretto all’opinione pubblica con un gesto significativo.

Se si riuscirà nell’intento è, infatti, facilmente intuibile il rilievo che l’evento potrà avere.

 

A supporto di queste intenzioni, e per dare l’esempio ed incoraggiare la partecipazione dei fedeli ambrosiani, già l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha fortemente tenuto ad intervenire di persona al terzo ed ultimo incontro.

Allo stesso modo, a sottolinearne la valenza diocesana, anche al prossimo, la Diocesi di Milano sarà istituzionalmente presente con una rappresentanza costituita da più d’uno fra vicari episcopali e altre figure di rilievo della curia arcivescovile.

Decisione IMPORTANTE anche per mostrare che la voce e il volto della Chiesa non sono solo quelli (che i media usualmente più ricercano) del Papa o, per la nostra ambrosiana, dell’Arcivescovo, ma della collegialità dei rispettivi vicari e collaboratori.

 

Come per loro, una prima semplice modalità di partecipazione proposta, è l’invito ad essere presente con almeno una mini-delegazione rivolto anche ad ogni zona pastorale, decanato, associazione – movimento e organizzazione pastorale…

Tutte realtà che sono state quindi esortate a rilanciarlo.

Oltre ai co-promotori in locandina, l’hanno già accolto positivamente, comunicando che si stanno attivando in questo senso, anche il Centro Internazionale Helder Camara di Milano, il Centro Culturale Talamoni di Monza e l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani.

 


Qui il video del primo appuntamento: 23 febbraio

Utile anche come modello per chi lo volesse replicare autonomamente anche altrove.

 

 

Per info, chiarimenti e supporto:

Giovanni Guzzi 02-66401390 – sanpioxc@gmail.com

www.rudyz.net/dialoghi

 

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