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Anniversario della morte di Helder Camara
Quando, nell’agosto 1999, morì dom Helder Camara, pubblicai su Il Giorno, dove lavoravo, il testo che segue e che riproponiamo nell’anniversario. Già allora emergeva la straordinarietà della sua persona e della sua opera pastorale.
di Giorgio Acquaviva
Il giorno più triste della sua vita fu quando, a metà degli anni 60, il regime militare brasiliano lo bollò come “agente del comunismo internazionale”, e di quel marchio (“vescovo rosso”) si trova traccia ancora nelle biografie conservate negli archivi dei giornali. Il giorno più gioioso è stato nel 1980 quando il Papà polacco Giovanni Paolo II – che di lotta al comunismo internazionale se ne intende – lo abbracciò in pubblico nella sua Recife, nel Nordest del Brasile; e nel ‘97 lo definì “fratello dei poveri”. Lo slogan più azzeccato della sua instancabile predicazione a favore dei “dannati della terra”: “se vuoi aiutare un povero, non limitarti a dargli un pesce, dagli una canna da pesca…”, con buona pace dei programmi di aiuto a Terzo e Quarto Mondo spesso intrisi di paternalismo e assistenzialismo.
Dom Helder Camara ha rappresentato per decenni la Chiesa militante contro le ingiustizie del cosiddetto “ordine economico mondiale” (recentemente aveva commentato: “Se si pensa a un ‘nuovo’ ordine, vuol dire che quello di prima non era proprio perfetto, non vi pare?”). La forza della profezia contro la forza del potere brutale.
All’apparenza era un omino piccolo, mingherlino, umile (una semplice croce di ferro sulla tunica al posto di quella d’oro dei vescovi) ma dalla sua figura e dalle sue parole traspariva una volontà tenacissima. Ha tenuto testa alle autorità e alla classe dominante del suo Paese. Si è dovuto più volte difendere anche all’interno della comunità ecclesiale, ma era sempre uscito indenne dalle “inquisizioni” nei suoi confronti, perché era il Vangelo e non certo “Il Capitale” la sua bussola.
Aveva anche in un certo senso anticipato i ”mea culpa” a cui Papà Wojtyla sta faticosamente spingendo la Chiesa in questa fine di millennio. Senza mezzi termini, aveva parlato di “peccato di omissione” dei cristiani nei confronti degli “ultimi” del mondo. “La povertà è insopportabile – disse durante il Concilio – la miseria invece è una offesa alla natura umana”.
Fieramente antiviolento, aveva più volte sostenuto – ispirandosi alla enciclica “Populorum Progressio” di Paolo VI – che provava comprensione nei confronti delle ragioni di chi, di fronte a situazioni disperate, avesse deciso di 8mpugnare le armi. Erano i tempi d8 Camilo Torres, il sacerdote guerrigliero latinoamericano. Nel 1974, dopo che il Nobel per la Pace fu assegnato all’americano Kissinger e al vietnamita Le Duc Tho, e di fronte al boicottaggio che il governo di Brasilia sosteneva di fronte alla sua candidatura, un comitato di cristiani norvegesi un “Nobel popolare”, raccogliendo una somma dieci volte superiore all’assegno della Accademia svedese. Dom Camara destinò quei soldi all’acquisto di poderi che furono affidati a cooperative e “sem terra”.
La “violenza istituzionale” lo indignava e il ricorso ordinario alla tortura lo rattristava. “I metodi terroristici delle autorità militari e di polizia ci fanno venire la voglia di esigere che si applichi almeno, alle vittime di questo regime, la legge sulla protezione degli animali…”.
Erano gli anni della Teologia della Liberazione, a cui peraltro Helder Camara non aderì mai formalmente, di cui apprezzò alcune analisi e intuizioni, ma di cui criticò gli eccessi classisti di matrice marxista. Quei contenuti ora – depurati degli eccessi ideologici anche per effetto della caduta dei muri e dell’impero sovietico – la Chiesa tutt’intera fa propri nella critica al capitalismo selvaggio e allo sfruttamento del Sud del mondo.
Giustizia sociale, uguaglianza nella dignità per tutti gli uomini e per tutti i popoli erano le sue frontiere, ma chiedeva anche un ruolo da protagonista per la Chiesa nella società. Nel 1952 fondò la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), la prima organizzazione al mondo che riuniva i vescovi di un intero Paese. Solo dopo il Vaticano II questa struttura fu estesa a livello planetario. E la Cnbb è via via diventata un “potere” in Brasile, con cui i governi devono fare i conti. Dom Helder ispirò un nuovo ruolo anche per i laici, spesso guida ordinaria delle comunità di base in situazione di scarsità numerica del clero. “Non sono un pastore d’anime – soleva dire – ma un pastore di uomini e donne”.
La speranza del mondo sono i giovani, sosteneva e aggiungeva che quella definizione non aveva tanto connotati anagrafici, bensì faceva riferimento a chi ha una ragione, uno scopo nella vita e per questa lotta e dona tutto se stesso. E il suo sorriso, pur incorniciato da rughe bruciate dal sole, era giovane. Era innamorato di Gesù, il Dio che si incarna e si fa piccolo fra i piccoli e ultimo fra gli ultimi. Un bambino un giorno gli disse: “Voi siete vecchio, ma avete gli occhi di un fanciullo“.
Madre Teresa di Calcutta è stata considerata Santa già in vita. Di Camara si è scritto che – come vuole la tradizione ebraica – sia stato uno dei 36 giusti che sono presenti in ogni generazione e che fermano la mano di Dio dallo scatenare l’ira contro l’umanità peccatrice. Ma ora, alla sua morte, evitiamo di farne una “immaginetta”. Lui non ce lo perdonerebbe.
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