Per i bambini di Palestina

Non c’è un posto sicuro per i bambini e le bambine di Gaza (centinaia di migliaia) sopravvissuti ai massicci bombardamenti e ai combattimenti feroci fra miliziani e esercito israeliano nella reazione senza limiti al pogrom del 7 ottobre. Ci siamo detti: non possiamo girarci dall’altra parte, non possiamo evitare di mettere in cima ai nostri pensieri questa nuova emergenza umanitaria nel nostro mondo ferito.
E allora la prima decisione che abbiamo preso è stata quella di consultare l’organizzazione Pro Terra Sancta, che da Gerusalemme e Betlemme riesce ora ad arrivare alla parrocchia di Gaza dopo che il patriarca cardinale Pierbattista Pizzaballa è riuscito a “bucare” la frontiera e ad arrivare a portare solidarietà di parole e concretezza al piccolo gregge della Striscia, in compagnia del parroco p. Gabriel Romanelli che era rimasto bloccato nella Città Santa all’inizio della crisi.
E’ partita così la prima risposta rapida, immediata: 5.000 euro per partecipare al progetto “distribuzione di medicine, abbigliamento, beni primari come prodotti igienici, in particolare ai bambini” presso la Parrocchia Latina di Gaza.
Ma naturalmente intendiamo essere ulteriormente presenti, puntando in particolare sui minori, i piccoli che rischiano di diventare un “generazione persa” se non si interviene presto e bene, attraverso “sessioni di supporto psicosociale”.
Come si può immaginare, bombardamenti e sparatorie, grida di dolore e di rabbia/odio provocano paura, terrore, mutismo, occhi sbarrati nei bambini e bambine costretti a (soprav)vivere fra le macerie, nella completa penuria di tutto, perfino di acqua potabile.
Come si fa durante i terremoti, quando gli scout e altri volontari si dedicano ai piccoli traumatizzati, anche qui si stanno attivando équipe di supporto psicologico che dovranno lavorare per mesi in loco e magari prevedendo un trasferimento temporaneo , fino a ricostruzione avvenuta in un difficile ma inevitabile dopoguerra.



