Dom Helder Camara

Dom Helder CamaraHelder Pessoa Camara nacque a Fortaleza, nel nord-est brasiliano, il 7 febbraio del 1909 e morì il 27 agosto 1999 a Recife, dove era stato vescovo per oltre venti anni. È universalmente noto come una delle più grandi figure cattoliche del novecento. Il Sunday Times, nel 1970, lo definì “l’uomo più influente dell’America Latina dopo Fidel Castro”.
L’amore speciale per i poveri e il suo grande impegno contro la miseria e l’ingiustizia sociale lo portarono non solo all’aiuto ai miserabili delle “favelas” ma anche a denunciare con passione, in tutto il mondo, le situazioni di iniquità fra i ricchi e i poveri e a portare, alla speranza dei giovani in particolare, il suo messaggio profetico di pace e giustizia.
Precursore delle teologia della liberazione, inviso ai “Potenti”, egli una volta ebbe a dire di sé: “Quando do da mangiare a un povero mi chiamano santo, ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora mi chiamano comunista”.

Ci piace aggiungere alcune delle altre sue citazioni che aiutano a capire lo spirito del Dom:

Dom Helder Camara“Ogni uomo, con le sue azioni e le sue omissioni, è responsabile del destino dell’umanità.”

“Siate un uomo in mezzo agli altri. Nessun problema, di qualunque popolo, vi sia indifferente. Fate vostre le sofferenze e le umiliazioni dei vostri fratelli in umanità”

“Chi vive nei paesi ricchi in cui sussistono ancora zone grigie di sottosviluppo e di miseria, se sa ascoltare sente il clamore silenzioso dei senza voce e dei senza speranza. E il clamore silenzioso dei senza voce e senza speranza è la voce di Dio. Chi, poi, si rende conto delle ingiustizie provocate dalla cattiva spartizione delle ricchezze, se ha un po’ di cuore capterà la protesta, silenziosa e violenta, dei poveri. E la protesta dei poveri è la voce di Dio.”

“Dio sembra ingiusto ma non lo è. A chi ha dato di più, Dio chiede di più. E chi riceve di più, riceve per gli altri; non è più grande né migliore di un altro: ha solo maggiori responsabilità. Deve servire di più. Vivere per servire.”