Oggi, 14 febbraio 2009, convenuti in Assemblea, per i cento anni della nascita di Dom Helder Camara, vogliamo fare memoria viva di questo grande vescovo dell’America Latina e del Brasile, perché le sue idee hanno forza e noi vogliamo essere la forza delle sue idee.
Dom Helder ha visto, valutato ed ha agito nel suo tempo, in anni difficili del novecento ma noi, all’inizio del terzo millennio, viviamo tempi ancora più bui.
Dom Helder faceva spesso riferimento all’umanità che soffriva per la fame; oggi gli affamati sono quasi un miliardo (dati FAO 2008).
Se al suo tempo il confronto militare Est-Ovest catalizzava buona parte delle risorse economiche, oggi da parte degli Stati Uniti per la sola guerra in Iraq, sono stati spesi migliaia di miliardi di dollari.
Mentre al tempo di Dom Helder si cominciava a prendere coscienza del problema ecologico, oggi il pianeta stesso è minacciato di morte.
Anche il nostro Paese non è estraneo a questa realtà planetaria: una gravissima crisi economica accentua il divario sia interno, tra il nord e il sud della nostra penisola, sia esterno, tra l’Italia, stato tra i più ricchi della terra, e il sud del mondo; la deriva culturale e morale, inoltre, emargina ed esclude il debole e il diverso, ritenuti inutili. La situazione è tale che il sistema in cui viviamo è orami quello di una democrazia formale.
Dom Helder ha risposto ai problemi del suo tempo agendo. Oggi noi siamo chiamati dalla forza del suo messaggio ad agire nel nostro tempo: “Non c’è Pace senza Giustizia”- sosteneva – “e la Giustizia può essere raggiunta con un impegno serio, quotidiano e con metodi di non violenza attiva”.
Dom Helder infatti si è impegnato per attuare quest’ultima modalità di lotta divenendone uno strenuo sostenitore.
Helder Camara credeva profondamente che da piccole minoranze (che chiamava abramitiche) potesse nascere il cambiamento. E così ora tutti siamo chiamati a far parte di questa famiglia.
Spinti da questa consapevolezza, con la sua voce chiediamo:
- che la miseria di cui sono schiavi miliardi di uomini diventi un tabù, così come è stato per la schiavitù;
- che la non-violenza attiva sconfigga l’economia e la cultura di guerra, e che questa scelta, la stessa scelta di Gesù di Nazareth, sia fatta in particolare da tutte le Chiese;
- che tutti, Governo, Istituzioni, Chiese e ciascuno di noi, si impegnino per salvare la vita del pianeta con scelte personali e strutturali;
- che in Italia si ritrovi il coraggio di indignarsi nei confronti di una legislazione razzista e xenofoba e il coraggio della verità da gridare ai poteri costituiti che hanno contribuito a costruire l’immagine dell’altro come nemico.
Assieme a tutte le persone di buona volontà ci vogliamo impegnare in prima persona a diffondere attenzioni e comportamenti volti:
- ad uno stile di vita più sobrio e più attento all’ambiente;
- alla promozione di una cultura di accoglienza per costruire un’ Umanità al plurale;
- alla partecipazione attiva a tutti i livelli nella costruzione di processi autenticamente democratici;
- all’impegno per la difesa dei beni comuni che permettano alle comunità locali un recupero dei loro diritti su : terra, aria, acqua ed energia.
Con Dom Helder, diciamo alla cittadinanza attiva e responsabile: “L’essenziale è rompere l’isolamento”. Per questo, come ci esortava a fare lui, ci impegniamo ad essere fonte di stimolo:
- a non essere mai autoreferenziali, ma a mettersi insieme creando reti nazionali ed internazionali;
- a creare insieme piccoli gruppi che vivano come comunità in maniera alternativa al sistema, che diventino esempi e realtà di un altro mondo possibile;
- a farci tutti voce per essere fermento di cambiamento per la costruzione di un mondo altro e per creare una cultura di pace che porti ad un impegno concreto nella riduzione delle spese militari anche in Italia.
Ci rivolgiamo inoltre a tutta la Comunità Cristiana con l’amore passionale che aveva Helder Camara per la sua Chiesa. Ad essa, della quale ci sentiamo parte attiva e quindi responsabile, chiediamo di essere “povera e serva”.
Chiediamo una Chiesa che accolga il cosiddetto “Patto delle Catacombe” tra i Vescovi e la Chiesa dei poveri, su cui Helder Camara aveva tanto lavorato nel Concilio, e lo metta in pratica nella realtà di oggi.
Chiediamo che sempre più pastori vivano in modo conforme alla “vita comune della gente, rinunciando all’apparenza e alla sostanza della ricchezza”.
Ribadiamo con passione l’importanza che il Concilio Vaticano II sia attualizzato, nello spirito e nella lettera, con un’apertura pluralista a tutti gli esseri umani.
FACCIAMO DUNQUE NOSTRE E RILANCIAMO LE PAROLE DI DOM HELDER CAMARA:
“Se nell’intimo della tua anima senti il desiderio di corrispondere alle qualità che possiedi; se l’egoismo ti sembra angusto e irrespirabile; se hai fame di verità, di giustizia e di amore, sappi che puoi e devi camminare con noi. Senza saperlo – e, forse, senza volerlo – tu sei nostro fratello e nostra sorella. Accetta la nostra fraternità: noi sapremo ascoltarti e potremo camminare insieme”.
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