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Helder Camara
profeta di un nuovo millennio senza miseria
di Marcelo Barros
“Il nostro Padre …ha dato all'uomo il potere e la responsabilità di non rassegnarsi alla sofferenza e al dolore innocente, ma di combatterli. E' il nostro compito.”
Dom Helder Camara(*)


INVITO CHE E’ UN SIMBOLO

E' molto positiva ed alta la sfida del Centro Internazionale Helder Camara di Milano, che si propone di attualizzare la testimonianza e la denuncia dell'arcivescovo brasiliano, dando continuità alla sua opera di pace in favore degli oppressi, con particolare attenzione ai più deboli, i bambini e ragazzi, vittime di situazioni di povertà, violenza e discriminazioni.
Desidero condividere con voi alcuni elementi di questa eredità che può rappresentare un cammino per il Centro

1. Il cammino delle minoranze abramitiche

La sofferenza per fame e schiavitù colpisce milioni di bambini. Trenta milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno per malnutrizione.
Le condizioni dell'infanzia dipendono dalle difficoltà delle famiglie in una società ingiusta ed escludente. Ciò accade in un contesto internazionale, in cui negli anni 60 l'insieme dei paesi più forti era 30 volte più ricco rispetto ai paesi più poveri:oggi siamo ad un rapporto 78-80 volte. Solo in America Latina vi sono 200 milioni non di poveri ma di miseri. Di questo scandalo siamo tutti responsabili. Chiedeva dom Helder: sarà per incompetenza, per incoscienza, per alienazione o per mancanza di pietà? Egli riponeva le sue speranze nelle minoranze abramitiche, nei piccoli gruppi di persone consapevoli dei peccati sociali e che collaboravano con i poveri , non per i poveri. Anche Etty Hillesum si rivolgeva nel suo Diario non alle nazioni ma solo a quegli uomini “per i quali vale come verità certa che le realtà del nostro mondo civile non cadono dal cielo, ma sono in ultima analisi opera di noi uomini singoli. Se le grandi cose vanno male, è solo perché i singoli vanno male, perché io stesso vado male. Perciò, per essere ragionevole, dovrò cominciare col giudicare me stesso.”
Questa consapevolezza, se è profonda, ci orienta anche nelle scelte pubbliche come ad esempio nel voto alle elezioni politiche.
Nessuna felicità può fondarsi sull'infelicità altrui, perché offenderebbe il senso di giustizia, che ci coinvolge tutti.

2. Il cammino dell'impegno politico

Uno dei mali oscuri è rappresentato nel nostro tempo da quello che un fratello di Dom Helder nell'episcopato, il Cardinal Martini ha definito pubblica accidia o accidia politica. L'eliminazione delle scelte di fraternità – non ci sono alternative ad un mondo ingiusto – chiude l'uomo in se stesso, senza sensi di colpa e pentimenti. L'indifferenza è superficiale e senza drammi, ma diventa distruttiva socialmente, come dimostra l'estendersi delle sofferenze psicologiche, i casi di adolescenti che senza motivo uccidono crudelmente i genitori e la corruzione dilagante. La religiosità rimane nella vita personale degli ultimi e si fa sentire come esigenza di liberazione.


3. Il cammino della compassione

La compassione, che si esprime nella solidarietà, nuovo nome della pace, è l'unica risposta che possiamo dare al problema dello squilibrio del mondo ed al riconoscimento degli oppressi ed esclusi. Questi rapporti fraterni superano la logica violenta del mercato per unire la politica ad un' etica mondiale.
Dom Helder è stato definito “artigiano della pace” perché intendeva rompere la spirale della violenza e rinunciare a qualsiasi vendetta. Altrimenti succede come oggi nella Palestina ancora bruciata dalla guerra. I cristiani, gli ebrei ed i musulmani, tutti gli uomini di buona volontà non possono che muoversi in questa direzione. Egli aveva scelto come programma di vita la preghiera di San Francesco, che dice : “ Signore, fai di me uno strumento della tua pace…dove c' è offesa che si levi il perdono, dove c'è discordia , che si levi l'unione…”
La compassione , come apertura all'altro e partecipazione al suo dolore è un segno dei tempi nell'epoca della globalizzazione.
Il primo sguardo di Gesù non si rivolgeva al peccato degli altri, ma alla loro sofferenza. Il peccato è anzitutto rinunzia a pensare oltre il proprio orizzonte individuale.
“Il nostro Padre …ha dato all'uomo il potere e la responsabilità di non rassegnarsi alla sofferenza e al dolore innocente, ma di combatterli. E' il nostro compito.” Questa è la visione che ha ispirato Dom Helder per affermare tutti i giorni una nuova e più grande giustizia.
Non esiste negazione più radicale di Dio che la sottrazione d'ogni senso alla sua creazione e il rassegnarsi all'ingiustizia.

4. Il cammino del macro ecumenismo

Se andiamo al fondo delle grandi religioni e culture dell'umanità possiamo scorgere che l'ethos globale si radica sul primato spirituale e umano di coloro che patiscono l'ingiustizia.
La crisi della Chiesa, non è forse provocata da una prassi ecclesiale che nella storia ha dimenticato questa sua origine? Il riconoscimento della centralità della solidarietà agli impoveriti sta alla base del dialogo fra le religioni. Dom Helder ha così aperto la via a un macro ecumenismo della compassione.
Questa è ancora la base di una convergenza delle religioni per la comune resistenza contro le cause del patire ingiusto e innocente, in una società mondiale in cui l'«uomo» sempre più scompare nei sistemi privi di partecipazione democratica dell'economia, della decisione politica e della cultura. Questo dialogo fra le culture e le religioni sarebbe non solo un evento religioso ma anche politico nell'epoca della globalizzazione.
Non possiamo prescindere dalle aspettative suscitate dal Forum sociale di Porto Alegre. Il cammino sarà lungo, poiché dipende dalle risorse economiche, dal pluralismo culturale, etnico e religioso , dalla capacità di individuare e attuare le priorità. I problemi fondamentali sono il diritto al lavoro, ad una abitazione degna, alla salute, all'educazione e alla cultura.
Oggi si confrontano due forme di pensiero: il pensiero di altri mondi possibili, come apertura ad un mondo più fraterno e il pensiero unico, che si attiene solo alla razionalità del calcolo. Dio è considerato, nel pensiero ad una dimensione, una proiezione dell'uomo e la sofferenza è rimossa perché «non ci sono colpevoli» ma solo gli effetti di certe cause.
Gli immiseriti sentono che alla globalizzazione dell'economia e della criminalità, si deve rispondere con la globalizzazione della pace, della solidarietà e della non violenza, attraverso istituzioni sovrannazionali realmente rappresentative, che rispettino le diverse culture e religioni, consentendo ad ogni persona di decidere il proprio destino.
La compassione nelle religioni abramitiche è una spiritualità del volto. I volti in cui dom Helder vedeva Cristo: “affermo che , nel Nordest, Cristo si chiama Zé, Antonio, Severino… Ecce Homo : ecco il Cristo, ecco l'Uomo! Egli è l'uomo che ha bisogno di giustizia, che ha diritto alla giustizia, che merita giustizia.”(**)
Cristo gli insegnò a tenere gli occhi aperti, per percepire il dolore altrui, mentre molti uomini guardano eppure non vedono. Dom Helder ha aperto a noi gli occhi sulla tragedia della miseria, che non è la povertà di San Francesco.
La sua testimonianza ci ricorda che la compassione per l'umanità sofferente , l'impegno risoluto per la giustizia e un presagio di trascendenza possono accomunare tutti gli uomini che pensano, credenti e non credenti.
Nel 1994 Dom Helder mandava questo augurio a Mani Tese: “…non siamo soli. Per questo non accetto la rassegnazione né la disperazione. La fame sarà vinta, alla fine e la pace sarà per tutti! L'ultima parola in questo universo non potrà mai essere la morte ma la vita! Non potrà mai essere l'odio ma l'amore! Non potrà mai essere la disperazione ma la speranza! Mai le mani irrigidite, chiuse dall'odio! Mani Tese, mani unite nella solidarietà e nell'amore, per tutti.”
A chi meglio dei giovani si potrebbe indicare la testimonianza di dom Helder oggi?

Goias, 02/06/2001

( *) Interrogativi per vivere, Cittadella 1984 (**) messaggio del 24 aprile 1964 Olinda, Pernambuco in Dom Helder: O artesao da paz, Brasilia, Senado federal , 2000
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